Di seguito sono indicati alcuni dei musei dell’alto appennino modenese:

Fanano – Parco Urbano di Sculture in Pietra

Un vero Museo all’aperto di scultura contemporanea su pietra è ambientato nel centro storico di Fanano, antichissimo centro del Frignano, nelle frazioni di Lotta, Trentino, Serrazzone, Trignano, Ospitale, Fellicarolo e Canevare e nell’area limitrofa. Si compone di oltre duecento opere, realizzate durante il Simposio Internazionale di Scultura su Pietra, rassegna iniziata nel 1983 e ora biennale che nel mese di maggio richiama artisti da tutto il mondo.

E’ una raccolta permanente d’arte contemporanea, formata dall’arredo urbano, da fontane, dai rilievi sulle facciate delle case, che si qualifica per il carattere dinamico e in progressiva espansione, oltre che per continuità con la tradizione dei maestri scalpellini fananesi; come allora, è utilizzata la locale pietra arenaria, in una ritrovata armonia con la suggestiva cornice naturalistica e la rustica architettura appenninica.

Fiumalbo – Museo d’Arte Sacra

Il Museo è ospitato nella seicentesca chiesa di Santa Caterina da Siena, già del convento delle Domenicane, poi passata alla Confraternita del Sacramento, detta “dei Rossi” per il colore del mantello.

Sono raccolti dipinti, oreficerie sacre, paramenti e arredi liturgici tanto di arte colta quanto legati alla devozione popolare della montagna.

Fra le pale d’altare emerge una Madonna col Bambino e Santi  di Saccaccino Saccaccini, maestro del Rinascimento carpigiano.

Particolare interesse possiede la statua ottocentesca dell’Addolorata, con capo e mani in cartapesta e abiti in stoffa, che veniva esposta durante la Settimana Santa, secondo l’usanza dei “Sepolcri”.

Fulcro visivo è il grande tabernacolo a tempio sull’altare maggiore: scenografica architettura di legno dorato, è opera settecentesca della scuola dei Ceretti, intagliatori attivi nell’Appennino modenese e reggiano.

Roccapelago  – Museo “Sulle Orme di Obizzo da Montegarullo” di Roccapelago
In mostra stemmi, ricostruzioni d’ambienti, di armi e di costumi medievali nel castello che fu roccaforte del leggendario Obizzo da Montegarullo, feudatario del Frignano. durante i lavori di ristrutturazione della cripta sono state rinvenute un centinaio di mummie ben conservate attualmente in mostra presso la cripta fino al 30 settembre 2014.

La medievale Rocca del Pelago dal 1998 accoglie un’esposizione dedicata agli eventi della guerra di cui fu centro strategico verso la fine del Trecento, all’epoca di Obizzo da Montegarullo, feudatario ribellatosi al potere degli Este di Ferrara.

E’ una suggestiva ricostruzione di reperti medievali, stemmi, armi e costumi, con una ricca parte documentaria, che rievoca gli eventi cruciali accaduti a Roccapelago nel 1393: seguendo la narrazione della Cronaca contemporanea di Giovanni Sercambi, si ripercorrono le fasi del conflitto fra la Repubblica di Lucca, alleata degli Este, e il ribelle Obizzo che qui aveva il suo rifugio. All’ingresso, il corpo di guardia è stato “ricreato” dall’allestimento museale con armi e presidio militare.

Sestola – Giardino Botanico Alpino Esperia

Sorto nel 1980 su un area di due ettari messa a disposizione dal Comune di Sestola, il Giardino Botanico Esperia raccoglie in 32 aiuole quasi tutte le specie floreali tipiche dell’ambiente appenninico, alpino e subalpino.  E’ dotato di una fornita biblioteca, di un erbario, di uno schedario e di un album fotografico delle piante presenti e di una collezione dei semi. La varietà delle specie qui esposte e la ricca documentazione relativa gli hanno valso il suo prestigio nazionale.
L’Esperia è sito a 1500m s.l.m., alla base del Monte Cimone. Lungo i sentieri, che si snodano tra bosco, prateria, torbiera e laghetto, si incontra la vegetazione spontanea, segnalata dai cartellini botanici, indicanti le caratteristiche delle specie presenti.

Nella radura, nel cuore del Giardino, le roccere calcaree e silicee ospitano sia specie autoctone, che specie montane alloctone, provenienti non solo dalle Alpi ma anche dall’Himalaya, dalle Montagne Rocciose, dalla Siberia, dal Giappone, etc.

Esplorando le aiuole del prato, dove volteggiano le farfalle, numerose sono le piante medicinali che si possono scoprire e mettere a confronto con le specie tossiche. Notevoli sono le piante rare e quelle protette, che qui trovano un luogo adatto al loro sviluppo, tra cui genziane, orchidee e due specie carnivore, di cui una vive nel laghetto, assieme alle splendide libellule e i curiosi tritoni.

Il giardino è visitabile anche da disabili e non vedenti. All’interno delle aiuole è infatti stato allestito un sentiero con apposite tabelle in Braille disposte davanti ad ogni pianta che riportano il nome della specie, le sue caratteristiche ed il colore dei fiori.

 
San Pellegrino in Alpe – Museo etnografico
La creazione del museo etnografico di San Pellegrino in Alpe si deve al paziente ed infaticabile lavoro di don Luigi Pellegrini che voleva, attraverso questo impegnativo progetto, rendere testimonianza dell’importante tradizione della civiltà rurale dell’Appennino tosco-emiliano.

Il museo etnografico ha trovato collocazione nelle sale del millennario ospedale e il suo ingresso si colloca sotto lo stasso voltone che vede anche l’ingresso del santuario.

Il museo, diviso in 14 sale che rappresentano altrettanti ambienti della vita domestica e non, raccoglie oggetti che coprono un arco temporale che va dal XIX secolo ad oggi; tuttavia quegli stessi oggetti furono di uso comune per diversi secoli nel crinale appenninico e immergersi in quegli ambienti significa sperimentare un salto all’indietro nel tempo , recuperando la memoria di una civiltà contadina che sarebbe andata altrimenti irrimediabilmente perduta.